Salernitana, siamo alla frutta

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 Non bastasse già il grottesco valzer di giocatori e allenatori (aggiungeremmo anche preparatori atletici e medici…); non bastasse una squadra che con Mutti era depressa ai limiti dell’impotenza e con Castori tende in maniera preoccupante verso la sconfitta (12 sconfitte su 24 gare di campionato con alla guida il tecnico di Tolentino); non bastasse un modulo che continua a sembrare inadeguato alle esigenze di concretezza di una squadra che intenderebbe salvarsi (a volte meglio una punta sola con degli schemi…rispetto a un 4-3-3 spuntato); ora, alla Salernitana, comincia a strizzare l’occhio anche la sfortuna, quella con la S maiuscola, che passa e lascia cumuli di macerie, come uno tsunami.

Gli infortuni di Fava e Fusco, su tutti, rappresentano assenze pesantissime nel momento topico della stagione, quello in cui la Salernitana deve aggrapparsi con tutte le proprie forze al’orlo del precipizio, per non lasciarsi cadere giù prima del tempo.

Le assenze del centravanti e del capitano privano la formazione di due indispensabili punti di riferimento nella cosiddetta “spina dorsale”. A confronto, gli stop di Ciaramitaro, Coppola, Cannarsa, Scarpa sono poca cosa, se non fossero, comunque, dei contrattempi mica da ridere, considerato che impediscono a una rosa di atleti già mal preparata, di provare a ritrovare un minimo di condizione fisica generale.

Insomma, siamo alla frutta…sperando di non giungere al caffè, perché dopo di quello non ci sarebbe davvero più null’altro.

Gli appelli alla salernitanità, all’attaccamento ai colori e alla cadetteria, consentitecelo, non possono essere elusi quando si parla della guida tecnica. Castori avrà sbagliato tutto ciò che poteva, forse è vero, ma se il presidente Lombardi decide di andare avanti con lui fino alla fine della stagione la tifoseria e l’opinione pubblica ha il dovere di rispettare la scelta del patron.

Non di appoggiare, certo, ma nel contempo è tassativo evitare di soffiare sul fuoco della critica e della polemica. Se il tecnico non “vede” Merino e Ledesma, se non deroga al un modulo che prevede due esterni d’attacco chiamati ad un inutile sacrificio sulla linea dei terzini, se non riesce a sfruttare le caratteristiche di Di Napoli e si “fissa” su alcuni elementi come Peccarisi e Marchese…beh questo è Castori, prendere o lasciare.

O meglio, se Lombardi non lo “lascia”, bisogna avere l’onestà intellettuale di appoggiare il patron nelle sue convinzioni, consapevole che, in caso di disfatta, sarà lui il primo e forse l’unico a risponderne dinanzi alla città.

 

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