Ad Ancona vogliamo i granata con gli “occhi della tigre”

0-188La prima trasferta granata di questo campionato allo stadio “Del Conero” di Ancona non è certo così proibitiva e capita a proposito per offrire a Brini la possibilità di un immediato riscatto dopo la cocente bastonata rifilata dal pimpante Frosinone di mister Moriero.

Certo, anche il tecnico Salvioni si trova nell’identica situazione dopo la sconfitta rimediata a Lecce nella prima di campionato. A questo punto si tratta solo di vedere chi dei due questa sera è più arrabbiato, tanto da trasmettere la giusta cattiveria, agonistica s’intende, ai propri calciatori.

Brini torna all’antico. Ha lavorato tanto a Nocera Umbra con il modulo 4-2-3-1 e dopo il repentino cambiamento di una settimana fa con tanto di risultato negativo, non dovrebbe azzardarsi  più a fare nuovi esperimenti, col rischio di esporsi ad una critica più severa di quella rimediata in questa settimana da tifosi e giornalisti.

Il tecnico è un uomo pratico ed intelligente, avendo compreso gli errori (anche se non ammessi pubblicamente) è pronto a rimediare schierando una formazione naturalmente più logica e più consona alle caratteristiche dei calciatori a disposizione. Ragion per cui, con l’arrivo del trasfer di Machado, quasi certamente in campo stasera, Galasso potrà ritornare nel suo ruolo naturale di esterno basso di destra e Kyriazis, avrà la possibilità di fare altrettanto nella sua posizione di centrale difensivo al fianco di capitan Fusco.

A Soligo e Pestrin il compito di tamponare le folate offensive dei padroni di casa, consentendo alla difesa di adempiere al suo compito senza l’ affanno di un mancato filtro dei compagni di metà campo. Il lavoro sulle fasce di Pepe e Statella e del trequartista Soddimo dovrebbe consentire all’unica punta Caputo di finalizzare il gioco, soprattutto nelle azioni di contropiede che inevitabilmente l’Ancona, alla ricerca dei tre punti, dovrà concedere agli avversari.

In teoria sembra facile così come durante la settimana di allenamento, ma chissà perché nelle gare ufficiali diventa tutto  maledettamente  più difficile…

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