Salernitana: E’ vera crisi!
Mi perdoni il Direttore Grillo, se questa settimana avverto l’esigenza di scrivere sui granata. La partita di Gubbio offre una chiara chiave di lettura: nella Salernitana manca un leader e il tecnico granata non gode di quell’autorevolezza necessaria per gestire lo spogliatoio. Sulla carta la compagine granata è tra le più forti, ma in campo le prestazioni offerte sono veramente squallide: continue espulsioni, goal subiti su calcio da fermo e assenza di una qualsiasi trama di gioco. A tutto questo si aggiunge una marcata ambiguità societaria, segno probabile di una crisi economica insormontabile.
Insomma, la Salernitana sembra un’impresa sull’orlo del fallimento, che tenta disperatamente di celare la propria condizione, per cercare di sopravvivere. Dalla passata stagione la squadra del cavalluccio sembra aver esposto il cartello: SVENDITA PER CESSATA ATTIVITA’. L’unica possibilità per uscire da questo tunnel è rappresentata dalla promozione nella serie cadetta. In tal caso infatti nelle casse sociali entrerebbero diversi milioni di euro, che darebbero l’ossigeno necessario per continuare a correre.
Ora che la Salernitana è lontana dai play off, ci si può aspettare d tutto!! Eppure squadre come il Gubbio o il Sud Tirol , sono costate molto meno della Salernitana!!Il gioco del calcio in città come Salerno potrebbe costituire un vero business, se fatto con intelligenza e professionalità, proprio quelle qualità, che sono mancate a questa società, che ha avuto la fortuna di rilevare la Salernitana a costo zero!!!














Giusto, pero zero vale anche lombardi quindi…. fate voi!
Volevo solo dire una cosa per l’ennesima volta: smettiamola di dire che il calcio se lo si sa fare è un business: non è vero niente. Il calcio è l’unica attività economica, che indipendentemente dal saperla fare o no…è sempre in perdita…dalla Serie A alla III categoria. Mettetevelo bene in testa tutti altrimenti parliamo di aria fritta. Che poi Lombardi non sia all’altezza…questo è un altro discorso. Ma ricordatevi che per fare calcio occorre si la competenza ma, soprattutto, soldi…..soldi assai…assai…
mi dispiace contraddirti, ma eventualmente il calcio lo segui da spettatore. Per spiegarmi meglio ti faccio un esempio. Le squadre di serie b hanno come contributi vari dalla lega dai 6 ai 10 milioni di euro. Orbene se prendi società come L’Albioleffe, il Sassuolo o il Portogruaro e leggi con attenzione i nomi dei calciatori e i relativi contratti, ti rendi conto che il calcio è business. Se a ciò aggiungi che un settore giovanile ben organizzato può sfornare calciatori di media grandezza, ti rendi conto che una società come l’Atalanta il Chievo,il Novara ecc. ecc. possono conseguire dall’alienzazione di questi calciatori plusvalenze di milioni di euro. Se tanto mi da tanto non mi sembra che sia un’eresia, affermare che il calcio è business. Però è necessario essere professionisti del settore e non improvvisati presidenti in cerca di visibilità o di appalti per salvare la propria azienda. Ti dirò di più che il costo medio delle suqadre che disputano la prima divisione è di circa tre milioni di euro e con tale investimento ed anche meno ( vedi Gubbio) si può anche vincere il campionato! Cordialità Luciano Provenza
Caro Luciano su questo argomento io vado a nozze perchè mi scontro con tutti quelli (compresi molti miei amici) che la pensano come te, il che è la più grande inesattezza, se non sciocchezza (scusami il termine ma non ce la faccio più…) che possa dire una persona intellettualmente onesta. A parte il fatto che io, anche se marginalmente, ho partecipato in modo indiretto alla gestione di una società di calcio professionista e quindi non sono un semplice spettatore come tu pensi; ma a vederla come me è un … modesto Presidente di Lega, Mario Macalli (che non è un semplice …. spettatore ma ha avuto anche delle squadre di calcio di proprietà), il quale ha detto da sempre, e, nello specifico qualche mese fa, quanto segue: “Il calcio non produce reddito; il calcio produce perdite a valanga. Il problema sta nel fatto che un imprenditore non può permettersi di mettere nel calcio centinaia di milioni di euro e quindi abbiamo questa crisi e questa preoccupazione che molte squadre non riescono a rispettare quello che la norma prevede. Bisogna spendere per quello che si ha”. Io la vedevo così già 30 anni fa. Ascoltami: non andare dietro a quello che dicono le Tv private, pseudo-giornalisti, pseudo-opinionisti…i giovani,bla bla bla, sono tutte scemenze. Hai citato Chievo e Atalanta: ma li conosci i passivi dei loro bilanci? Informati. Hai citato il Novara, il Gubbio, ti sei dimenticato la Nocerina, guarda caso tutte le formazioni in testa nei rispettivi campionati e ancora… vergini per quelli che saranno gli insuccessi sportivi futuri (e poi lì bisognerà mettere mano al portafogli). Negli ultimi anni si citava il Mantova, il Gallipoli, il Messina (tutte scomparse) fino al Portogruaro, Sassuolo (ultime in classifica). Ogni società ha i suoi cicli positivi e i suoi cicli negativi (a questa regola non è sfuggita neanche la Salernitana di Aliberti) ma alla fine il passivo è garantito. Fidati! L’abilità di una grande società è quella di far durare il ciclo positivo, fatto di risultati sportivi, il più a lungo possibile contrapponendo il minor Passivo possibile. Potremmo parlare per ore e ore, l’importante è non fare i conti del salumiere, perchè nel calcio, ripeto, ci vogliono i soldi, ma soldi assai…assai!!! Il resto è aria fritta! Un saluto.
Enzo d ,da tifoso cavese concordo totalmente col tuo pensiero
Caro Enzo, non è così! Non per contraddirti, ma società come il Chievo, l’Atalanta ed altre ancora, lucrano molto, anzi moltissimo. Facciamo un esempio. Il Gubbio, ha speso circa 2 milioni di euro ( comprensivi dei costi di gestione). Informati, se non ci credi, e se va in serie cadetta percepirà all’incirca 7 milioni di euro perchè rientra solo nella prima ripartizione dei contributi. Credimi è capitato a molte squadre, non solo al Chievo, di giungere con 2 campionati vincenti alla massima serie. In serie A una società riceve circa 60/70 milioni di euro, spendendone la metà, si fa una squadra discreta. A ciò aggiungi , ribadisco ancora ua volta le plusvalenze , che sono determinanti. prendi ad esempio il Livorno e comprendi come Su Dionisi acquistato dalla quarta serie a quattro soldi, vedi quanto vale oggi. O ancora Paulinho, attuale bomber de Sorrento di proprietà sempre del Livorno. Il calcio deve essere fatto dai professionisti. Ache parlare in un tribunale è facile, ma se non hai un avvocato, perdi la causa. Purtroppo molti imprenditori si lanciano ne calcio per avere benefici collaterali e rovinano le società per scelte poco oculate. Figurati che a salerno paghiamo fior di quattrini a gente che non gioca e che ha dei contratti incredibili, su cui hanno speculato alcuni ale spalle della società. caro amico mio, credimi, come mi ha riferito Macalli nel corso di una trasmissione, il problema è che si vuole fare il passo più grande della gamba!!!Macalli la pensa esattamente come me. Poi, aggiungo , com’è possibile pensare di gestire una società di calcio senza il lavoro degli osservatori e senza sfruttare il minutaggio. La verità è che a Salerno, vecchi marpioni si sono approfittati di una dirigenza neofita e, ahimè, presuntuosa. Cordialità, Luciano Provenza
Caro Luciano, purtroppo non ho il piacere di conoscerti, questa discussione mi piace molto ma è troppo articolata per discuterne su web. Comunque cerco di ribadire alcuni concetti fondamentali. A parte il Chievo che io personalmente non prendo proprio in considerazione in quanto è una realtà diversa anni-luce da quella di Salerno per ambiente, per modo di concepire un risultato sportivo, o addirittura di concepire la vita, e non dimenticare che 2 anni fa ha avuto problemi di iscrizione, con difficoltà nel reperire la polizza ecc. (e comunque a me risulta che ha un passivo molto alto) il problema è sempre lo stesso: partiamo dal presupposto di qual’è l’obiettivo o la meta che una società di calcio si prefigge, dal punto di vista sportivo. Guardando in casa nostra ti dico che la Salernitana di Aliberti nel 1998 era considerata, non dall’ultimo dei fessi, ma addirittura da Adriano Galliani come una società modello con un parco abbonati di… 27.000 persone e che era l’esempio da seguire addirittura da società medie che intendevano fare calcio. E’ come tu adesso, nel piccolo, stai esaltando (anche giustamente…per ora) il Gubbio, la Nocerina ecc., come (ripeto il post precedente) esaltavamo il Mantova, il Gallipoli, il Portogruaro ecc. che dai dilettanti sono arrivati ai play-off per la A (vedi Mantova). La differenza di vedute tra noi è questa: mentre tu ti fermi a guardare il presente io invece, se mi permetti, ho una prospettiva più ampia nel guardare al futuro quando i risultati non verranno e i passivi di bilancio aumenteranno fisiologicamente e vertiginosamente, con grandissime esposizioni dei maggiori azionisti. Ecco perchè io parlo di cicli perchè ripeto l’abilità di una grande società è quella di far durare il ciclo positivo, fatto di risultati sportivi, il più a lungo possibile contrapponendo il minor Passivo possibile. Poi un’altra cosa, parlando di casa nostra: l’obiettivo per te è fare una squadra di giovani per mantenere la categoria ogni anno fare qualche apparizione in B poi retrocedere in C, no, no, non ci siamo proprio. Sai quali sono le mie società di riferimento? Non l’Inter il Milan, nè tantomeno il Napoli o la Fiorentina,(sono troppo distanti da noi) io personalmente guardo il Genoa di Preziosi, il Palermo di Zamparini, il Catania di Pulvirenti-Lo Monaco che soprattutto e lo sottolineo… …soprattutto sono piazze molto più simili alla nostra, dove le pressioni sono quelle che sono e dove appunto di conseguenza ci sono esborsi da far…girare la testa. Questi sono i miei punti di riferimento. Tu mi dirai che sto sognando,…forse…ma è l’unica svolta possibile per riportare il grande calcio e il grande pubblico all’Arechi al quale oramai (viste le presenze negli ultimi anni) non sta bene neanche una serie B di centro classifica.
Detto questo volevo solo dire che ultimamente ho parlato con un amico di
Brescia il quale mi ha fatto rabbrividire (anche se in verità, già ne ero a conoscenza) degli esborsi del maggior azionista di riferimento del Brescia Calcio (il Presidente Corioni) di svariati milioni e milioni di euro per non parlare di Umberto Cairo che a Torino lo contestano lo vogliono picchiare ma lui, nel frattempo, zitto zitto, cacchio cacchio, ha cacciato di tasca propria altri 23 milioni di euro per ottemperare ai buchi di bilancio. E potremo continuare…questa storia infinita. E’ vero è necessaria una grande competenza, ma l’azienda-calcio è un’azienda atipica dove 2+2 non fa mai…4 e dove, su 10 cose fatte, 7 o 8 saranno sicuramente sbagliate. Quindi per concludere ripeto per l’ennesima volta, è importante sapere qual’è l’obiettivo sportivo finale, in quanti anni hai preventivato di raggiungerlo e cercare di sbagliare il meno possibile, perchè solo in questo modo possiamo dare un giudizio sereno su tutta la vicenda, fermo restando che questa società non è all’altezza perchè su 10 cose fatte…ne ha sbagliate 11. Su questo non ci piove!!! Ma comunque ci vogliono i soldi, ma soldi assai…assai!!! Un saluto sincero.
Caro Enzo, credimi ti leggo con piacere, in quanto hai una straordinaria capacità espositiva ( non sto sfottendo). Devo però ancora dissentire. Non voglio una Salernitana tra la c e la D, lungi da me questa idea. Prendendo spunto dalla tua riflessione, mi sovviene l’esperienza ALIBERTI. Ebbene questo Patron ha avuto la possibilità di conseguire plusvalenze straordinarie ( DI VAIO; GATTUSO; M:ROSSI ecc. ecc). Ad un certo punto sono arrivati i problemi, grossi problemi. Investimenti insostenibili in caso di retrocessione, come poi è avvenuto. Ti ricordo che la Salernitana retrocessa dalla A alla B, dopo il tragico epilogo di morte, era costituita da calciatori che sono andati nelle migliori squadre della massima serie e ancora giocano (Di Vaio- Di MIchele ecc). Allora cosa voglio dire, se fallimento c’è stato non è perchè come tu AFFERMI CI SONO DEI CICLI, ma a mio giudizio, per investimenti errati. Il Chievo è vero ha avuto problemi perchè a un certo punto la società si è sbilanciata troppo negli acquisti. Quando si è nuovamente ridimensionata è tornata a sopavvivere. Comunque, io penso che il calcio è business, se lo si sa fare,. Grazie comunque per l’attenzione prestata, eventualmente chiediamo al Direttore di organizzare un convegno su questo argomento. Ciao e cordialità
Caro Luciano chiudo la discussione, almeno per ora, constatando che su alcune cose siamo d’accordo mentre su altre no! Infatti, ci troviamo d’accordo quando dici….per investimenti errati, alla fine, piano piano, sei venuto a quello che dicevo io nei post precedenti, perchè nel calcio, essendo un’azienda atipica (dove 2+2 non fa mai 4) durante i cicli gestionali, fisiologicamente ci sono errori a iosa, e nel calcio, quando sbagli in maniera forte è proprio lì che ci vogliono soldi a palate e, per rimediare al mancato raggiungimento dell’obiettivo, sei costretto a rilanciare. Chiudo proponendomi ad una discussione con altri amici (però, con tutto il rispetto, che siano…preparati…….sto scherzando!) invitandomi tramite mail all’indirizzo che avete sicuro in redazione. Un abbraccio.