Il prossimo 6 luglio un bagliore di luce?

Il corteo dei tifosi rappresenta l’immagine di una situazione che diventa sempre più difficile, addirittura drammatica, ma arrendersi senza combattere non fa parte del dna della torcida granata, anzi l’iniziativa pacifica e civile di ieri sera vuole essere il segnale forte che fino alla fine bisogna credere nel miracolo. Certo lo status quo attuale concede poche chances ad una risoluzione positiva della vicenda, ma quello che è trapelato in queste ultime ore dà ancora qualche piccola speranza per un cauto ottimismo in quanto le parti sarebbero, il condizionale è obbligatorio, ancora in contatto, mancherebbe solo l’incontro risolutore tra Cesarano e Lombardi.
Da ieri, infatti, è calato il silenzio stampa più assoluto, contattare i vari Lo Schiavo e Sanges è diventato impossibile, evidentemente si è deciso di operare a fari spenti, l’accanimento mediatico dello scoop a tutti i costi ha sortito l’effetto di far chiudere a riccio i protagonisti di questa intrigata situazione, che potrebbe avere un esito insperato per il prossimo 6 luglio, nel senso positivo o negativo.
Attualmente la squadra, in caso di iscrizione al campionato, partirà con una notevole penalizzazione, un handicap non indifferente, visto che tutte le compagini si contenderanno promozione o retrocessione in un raggio di pochissimi punti, ma questa sarebbe la cosa meno importante di fronte al pericolo di un fallimento. Entro tale data, infatti, bisognerà ricapitalizzare la società, perfezionare l’iscrizione con la presentazione dell’obbligatoria fidejussione di 600mila euro e di tutte le ricevute dei vari adempimenti, insomma una documentazione che faccia presupporre il superamento della crisi che attualmente attanaglia il club granata.
Insomma una data fondamentale per il futuro della Salernitana, anche se quella ultima sarebbe il 16 luglio, ma a quel punto sarebbe troppo tardi in quanto gli adempimenti da presentare sarebbero ancora più difficili da portare a termine. Il dovere degli attuali dirigenti, però, è di fare tutto il possibile per evitare quest’ennesima onta per i 92 anni di storia della compagine granata, Salerno, del resto, non merita questa grande umiliazione, anzi ha tutte le potenzialità per poter ben figurare anche in categorie superiori.
L’ipotesi ventilata di partire dalla serie D lascia il tempo che trova, c’è bisogno solo di superare l’attuale momento drammatico, mettere insieme tutte le forze sane della città e della provincia e ripartire alla grande, però dalla terza serie, categoria che, ribadiamo ancora una volta, sta già fin troppo stretta alla mitica Salernitana!!!














FALLIMENTO !
In questi giorni si pronuncia questa antipatica ed angosciante parola quasi come se fosse una liberazione da tutti i mali. Una sorta di eutanasia per un malato moribondo che è stanco di sopravvivere.
Ma vi rendete conto che a fallire non sarà solo Lombardi ma tutta Salerno.
Lombardi ha le sue evidenti colpe per come ha saputo NON GESTIRE una sua azienda portandola alla rovina. Ma tutti e sottolineo tutti abbiamo le nostre colpe e le nostre responsabilità e porteremo per tanto tempo i segni ed il peso di questo disastro da cui non sarà facile risollevarsi facilmente così come oggi ho sentito dire dal nostro amato Sindaco, che , forse per la prima volta, usando dei toni e degli argomenti alquanto superficiali e semplicistici (cosa questa inusuale al personaggio), ha voluto forzatamente convincerci che il fallimento è il male minore pur essendo pienamente cosciente che ricostruire un patrimonio sportivo oggi come oggi è un’impresa titanica in tutte le categorie ed in tutti gli sport. Personalmente ritengo che qui non si tratta di scendere di categoria per poi sperare in un ripescaggio l’anno successivo o in una riforma dei format dei campionati.
Qui si tratta di “ricostruire una storia” che inevitabilmente, con il fallimento, si interromperà con tutti i disastri che tale possibile evento nefasto si porterà dietro. Salerno, sportivamente parlando, non è più quella di trenta anni fa dove tutti riuscivano ad identificarsi sotto un simbolo ben preciso e la domenica, sugli spalti e fuori, palpitava un cuore solo ed un’anima sola. Proprio per questo motivo la Salernitana, pur avendo avuto società sempre traballanti, non è mai retrocessa oltre la serie C. Oggi, con tutte le contraddizioni di una tifoseria sempre in fibrillazione e costantemente divisa anche per futili motivi, un nuovo terremoto, come quello del 2005, sicuramente potrebbe provocare un contraccolpo fatale per tutto l’ambiente salernitano.Quale dunque la soluzione migliore? Innanzitutto attendere gli eventi per essere pronti a subire anche la peggiore delle ipotesi. Da quel momento però bisognerà assolutamente ricompattarsi per non disperdere, per sempre, una passione sportiva che dura da novantadue anni. Chi vorrà fare calcio a Salerno dovrà dunque ben sapere cosa ha rappresentato e rappresenta ancora oggi la Salernitana per i veri Salernitani. Proprio da questa consapevolezza e da questa considerazione si dovrà necessariamente ripartire per ricostruire non solo un’azienda valida, solida ed efficiente ma soprattutto una fede sportiva, ormai quasi centenaria, che nessun fallimento potrà mai cancellare per sempre.