Ci scrive un tifoso spiegando il calo di pubblico
Riceviamo e pubblichiamo il pensiero di Luca, un nostro lettore:
“Forse credo che tutti noi non vogliamo abituarci all’attuale realtà nazionale e non solo salernitana, il calcio in generale è in crisi di passione e di presenze ed anche da noi già da un pó di tempo questo si avverte. Se poi si aggiunge che ogni anno che passa le televisioni offrono pacchetti di partite che spingono la gente a stare a casa che insieme alle norme di accesso allo stadio fanno passare sempre di più la voglia di andarci. Ultima considerazione: a Salerno dopo il fallimento del 2005 allo stadio andiamo in massa solo quando si sta per raggiungere un obiettivo, lo scorso anno solo in finale con il Verona ci sono stati 25.000 paganti ma già in semifinale con l’Alessandria eravamo 15.000 mentre nelle ultime partite con una squadra che lottava e giocava bene non si superavano gli 8.000.
Nel primo campionato di B del ciclone Lombardi per avere lo stadio quasi pieno con Avellino e Bari furono messi anche i biglietti ad 1 euro. Dobbiamo essere coscienti che la nostra tifoseria ha uno zoccolo duro di 4000 tifosi che indipendentemente dalla categoria, dal simbolo e dai colori allo stadio andrà sempre per tifare la squadra della propria città, gli altri si aggregheranno in base al momento ed ai risultanti. Questo succede a Salerno come a Napoli ed in altre città, pensate che 5 anni fa il Napoli in serie C in piú i una partita faceva 80000 spettatori quest’anno al ritorno in Champion dopo 25 anni non ha venduto tutti i 60000 posti disponibili. Ho dato un mio piccolo contributo sperando di aver fatto capire alla fine perchè le presenze sono queste ed è inutile fasciarci la testa con mille ragionamenti è solo una triste realtà italiana purtroppo il calcio è finito con l’arrivo delle televisioni.
Forza Salerno o Salernitana comunque la squadra di calcio della mia città.”














Si, condivido. La diatriba dei beni immateriali è solo un falso problema che incide in una percentuale irrisoria sul numero dei tifosi. È anche vero però che non vi sono incentivi per recuperare tifosi. Il costo del biglietto per esempio, potrebbe essere abbassato nei confronti delle famiglie e in particolare in presenza degli under 18. Intere scolaresche potrebbero essere invitate a prezzi simbolici: costituiscono sempre i tifosi di domani. Peraltro un bambino che resta a casa, sarà tifoso del Milan, dell’Inter ma difficilmente della Salernitana di cui ha solo sentito parlare. Inoltre si potrebbero cercare iniziative anche extra calcistiche che possano fare da corollario all’evento clou. Di soluzioni ce ne sarebbero moltissime, iniziamo dalle più semplici con una campagna simpatia, magari un coinvolgimento maggiore dei vertici societari alla tifoseria e alla vita di tutti i giorni.
Certamente la D non attrae più di tanto alla massa e probabilmente e giusto così. Ma vorrei analizzare le ultime annate, diciamo il dopo Aliberti. La Salernitana, fatta eccezzione di alcune partite allo stadio non ha più portato numeri per intenderci stratosferici dell’era aliberti. Lo zoccolo duro in c è stato a voler esagerare 7-8000 unità. Un bel numero comunque viste le circostanze e la sciagura Lombardi che nel frattempo ci era piombata addosso. Il problema è che diversi anni di distacco di una parte della tifoseria e della massa di tifosi pronti precedentemente ad accorrere ai primi risultati ha creato nella piazza un disamore generale e generazionale, nel senso che sono convinto che alcune fasce di possibili nuovi tifosi (i ragazzi) in una realtà più distaccata e in generale in forte astio con la precedente proprietà ha creato semplicemnete dei non tifosi. Questo fenomeno se poi associato al continuo e regolare bisogno di dover emigrare in altri lidi lontano da Salerno per poter lavorare, come d’altronde capitato a me, non ha sviluppato quel normale ricambio generazionale nella stessa tifoseria. Resta infine un altra analisi. La Salernitana ha anche una grande tifoseria quando si mobilita l’intera provincia. Non è quindi facile chiedere di far fare ad un tifoso 50-100-150 km ogni volta per vedere una serie D. Poi,infine, ci sono sicuramente le pay tv i due fallimenti e la crisi economica che fanno il resto ma io credo che il vero problema e la mancanza di ricambio generazionale della tifoseria. In questo quadro diventa fondamentale un operazione simpatia, dai prezzi agevolati a famiglie e ragazzi, una maggiore comunicazione dei calciatori e della società e infine risalire immediatamente fornendo ai risultati anche prestazioni convincenti. Non aggiungo il nome Salernitana perchè banalmente ovvio.
Ragazzi ricordate in B a Mantova qualche anno fa quando ci bastava un punto per la salvezza???? Ultima di campionato…andate a vedere quanti eravamo (io c’ero)….la distanza non era la scusante…..bensì lo specchio dei tempi che cambiano!