Una mentalità da provinciale oltre all’identità tattica

61Cominciamo dalla fine: dai minuti intercorsi tra l’eurogol di De Angelis ed il pareggio di Biancolino. Il Salerno sale in cattedra, schiaccia gli avversari nell’area di rigore e fa girare il pallone con velocità, chiamatela rabbia, chiamatela paura di perdere una partita che si stava vincendo. Perrone l’ha chiamata reazione. Ma perchè la squadra deve prendere gol (oggi addirittura due) per darsi una mossa e giocare con quella cattiveria che se ci fosse dall’inizio (con questi nomi in rosa) non lascerebbe scampo agli avversari?

Perchè senza la sveglia emotiva si passeggia per il campo? E ancora: perchè la squadra si siede letteralmente dopo essere andata in vantaggio? E’ successo oggi per la terza trasferta su cinque e per la quarta volta in campionato. Si realizza una rete e si pensa di aver chiuso la pratica, nemmeno si trattasse del famoso golden goal.

Non ci convince la storia della poca birra in corpo, perchè oggi è stato proprio a fine a partita che la squadra ha iniziato a giocare come si deve, guarda caso non appena è stata messa con le spalle al muro. I motivi psicologici che citavamo prima sono indicati come le principali cause dell’atteggiamento del Salerno Calcio. La squadra pecca a volte di sufficienza, di supponenza e non scende nella contesa con quell’intensità e quella umiltà che mostrano gli avversari, ma giocando in punta di fioretto, puntando al massimo risultato col minimo sforzo. Il rappresentare una città dagli illustri trascorsi e l’essere scortati da una tifoseria che ti fa sentire sempre capitato in D per caso, non deve significare  illudersi di aver vinto un campionato che è ancora tutto da giocare. Le sorprese che vengono fuori dagli altri campi dimostrano non solo che non ci sono squadre materasso, ma che è facile fare figuracce con chiunque e oggi ci siamo andati molto vicini.

La tribuna che urla “ladri, ladri” al rigore concesso da Rapuano non è solo la classica tifoseria che si scaglia  contro l’arbitro: si tratta invece dell’ennesimo grido di Davide che mentre stava sferrando il colpo decisivo a Golia si vede fermato dal giudice sulla linea del traguardo. E già numerose compagini hanno vestito i panni di questo simbolico Davide. Il gigante dai piedi di argilla, invece, è sempre il Salerno, una squadra che a leggere la formazione è eccezionale, a vederla giocare è normalissima, ma a tratti imbarazzante.

Il sesto rigore a favore del Salerno provocherà risatine in tutto il girone e ci preparerà ad accoglienze sempre più ironiche ad ogni episodio futuro che non sarà limpido e che ci vedrà favoriti. Non ci piace fare punti così e vederci rinfacciata in futuro questa stagione da incubo. Non ci piace che dopo dieci giornate la squadra non ha un’identità nè un gioco ma dipende dalla giornata di grazia dei suoi 3 o 4 elementi di spicco. Passata la fase iniziale con la scarsa condizione atletica ci si sono messi gli infortuni; il nostro migliore ‘93 starà fuori per un mese e tra poco inizieremo a parlare già di stanchezza per alcuni elementi. Intanto subiamo le iniziative avversarie e già mezzo girone ha scoperto che il Salerno è tutt’altro che imbattibile. Anche oggi con un pò di corsa e tanta abnegazione il Cynthia ha sfiorato il colpaccio, in uno stadio dove non ha ancora centrato i tre punti. E non è sembrata una missione impossibile. Le considerazioni fatte con l’Astrea sono ancora di grandissima attualità. Il tecnico deve cambiare registro e lavorare sulla testa dei suoi uomini oltre che sugli schemi, per far scendere in campo un team che azzanni l’avversario e lo lasci respirare solo dopo aver dato tutto e magari aver messo un paio di reti di differenza tra sè e lo stesso.

Forse oggi sarebbe stata più salutare una sconfitta, e non deve sorprendere la considerazione. Meglio un ko che riportasse tecnico e giocatori sulla Terra, spingendoli ad un bagno di umiltà e facendo serpeggiare nelle loro menti che di questo passo non sarebbe impossibile lasciarsi sfuggire la promozione. Un punto ottenuto giocando venti minuti su novanta, al contrario, potrebbe aumentare un senso di forza e di supponenza che sta accompagnando queste prime uscite e che poi non si traduce in una differenza tecnica sul campo. Col risultato che l’atteggiamento visto oggi rischia di essere  lo stesso nelle prossime uscite.

A Genzano bisognava dimostrare di saper ottenere il punteggio pieno con una prestazione maiuscola; non è arrivata nessuna delle due cose e di fronte c’era una squadra di metà-bassa classifica. Prova fallita oggi, ma con un appello domenica contro l’altra capolista, il Budoni. E lì non saranno ammessi errori, nè tecnici nè psicologici.

4 Responses to “Una mentalità da provinciale oltre all’identità tattica”

  1. Bel pezzo…completamente d’accordo!

  2. ORA LA DIRIGENZA DEVE INTERVENIRE. FACCIO UN APPELLO AFFINCHE’CI SIANO PRESSIONI MEDIATICHE PERCHE’COSI’PERRONE NON PUO’ROVINARCI. CIRCA 750 TIFOSI OGGI PER UNA PARTITA DI SERIE D IN TUTTO E PER TUTTO. SVEGLIA PERRONE, MA CHE STIAMO SCHERZANDO….

  3. condivido in pieno.. erano le considerazioni che un pò tutti ieri facevamo… perchè la reazione solo alla fine? bah…

  4. Sinceramente con l’Astrea abbiamo peccato di presunzione. Biancolino ha ciccato clamorosamente due palle goal facili prima dei due UNICI loro contropiedi.
    Ieri invece si è palesata tutta l’incompetenza di Perrone, culminata al momento del cambio di Mounard: non si era accorto che Giubilato, per giunta acciaccato, era ammonito e voleva sostituire Chiavaro. Ma fa che dorme in panchina?