Il nome non dice nulla: gli ultimi mesi del Monterotondo Lupa

I tifosi del Monterotondo (fonte fototifo)

I tifosi del Monterotondo (fonte fototifo)

Nè Monterotondo nè Lupa (Frascati); domani il Salerno affronterà quella che da luglio sarà il nuovo Pomezia. Anomala e ricca di post scriptum la storia calcistica del Monterotondo Lupa, perchè gli eventi societari degli ultimi mesi hanno trasformato una delle favole più liete e cariche di storia del calcio laziale in un’entità ibrida ed apolide, identificata con una città, Monterotondo che in termini pratici non ha alcun motivo di esistere nella denominazione, rendendo un’inesattezza anche il logo sulle divise da gioco. Ovviamente sono i motivi economici ad aver causato il sacrificio della storica Polisportiva Monterotondo Calcio, compagine giallo-blu nata nel 1935 e l’unica che avesse il diritto per meriti sportivi a disputare questo campionato di quinta serie. Una piccola città di quasi 40 mila abitanti, con il suo caldo tifo organizzato (e non è cosa da poco) legato al proprio team in maniera viscerale, si è vista defraudata di squadra e categoria grazie ad un valzer impressionante di presidenti o pseudo tali con alterni interessi, ma mai con quello di continuare a fare calcio a Monterotondo.

Colpa anche dell’ultimo presidente della Polisportiva, Fabio Della Longa che, messo all’angolo anche da problemi economici, non ha saputo preservare il prezioso giocattolo durante quest’estate e nonostante le promesse fatte alla piazza, ha allontanato il titolo dalla città, scendendo ad accordi con personaggi che avevano altre intenzioni. La fine del calcio a Monterotondo inizia quando il Pomezia Calcio manca l’iscrizione in Serie D e piomba in 2ª categoria; a fine giugno, i facoltosi ed impazienti dirigenti della Lupa Frascati, decidono di migrare a Monterotondo per arrivare in quella  serie D che il Sora di Luiso aveva tolto alla Lupa nel famoso spareggio al Flaminio. Per dare un segno tangibile del loro approdo, aggiungono il suffisso “Lupa”, cambiano i colori da giallo-blu a bianco-rosso e spostano il ritiro pre-campionato a Frascati. Della Porta cerca di rassicurare i tifosi di Monterotondo, promettendo che anche se non si continuerà a giocare allo stadio cittadino “Fausto Cecconi” la squadra sarà espressione di un gemellaggio tra due città (come l’AlbinoLeffe con relative due tifoserie pronte a riempire lo stadio insieme), mentre a Monterotondo i sostenitori giallo-blu civilmente protestano. Cerrai e Ricci (i dirigenti ex Lupa) intanto, si affrettano a mettere sotto contratto l’allenatore Pochesci e diversi giocatori della Lupa Frascati nella nuova società, che viene completata poi con i numerosi svincolati del Pomezia. Di fusione vera e propria non si può parlare, poiche la Lupa Frascati il suo posto in Eccellenza lo ha mantenuto senza scossoni e tuttora è una delle società con maggiore capacità di acquisto per tentare il salto in Serie D.

Addirittura si vociferava ad inizio luglio di un ripescaggio del Monterotondo Lupa il Lega Pro (ricordiamo che aveva perso la finale playoff col Bacoli) e a cascata quello della Lupa Frascati in Serie D, un’ipotesi che è tramontata con l’abolizione del terzo girone della C2. Secondo i malpensanti i mancati ripescaggi sono la causa della fuga a metà luglio di Cerrai, prologo all’abbandono di mezza squadra, con il cerino rimasto in mano a Pochesci unico riferimento alla guida di una rosa composta da nemmeno dieci elementi a pochi giorni dall’inizio del torneo. Inizia un lungo limbo in cui la carica di Presidente resta vacante così come le casse societarie, mentre tante trattative per rilevare la società non vanno a buon fine: a fine settembre altri facoltosi imprenditori di Frascati, dopo aver corteggiato a lungo il Monterotondo Lupa, investono a Genzano sul Cynthia e lasciano nel baratro il dg Claudio Tanzi. Nei mesi successivi si presentano in ordine sparso: gli ex dirigenti dell’Atletico Roma, poi i vertici dell’INA Assitalia, fino a Massimo Mezzaroma e Franco Fedeli, ex patron della Ternana, ma nessuno rileva sul serio, fino all’avvicinamento di alcuni imprenditori pometini che promettono investimenti economici per traghettare a giugno la società e riportare poi il Pomezia in serie D con un’acquisizione che permetta di saltare 4 categorie. così la squadra inizia a disputare tutte le partite casalinghe a Pomezia (70 km da Monterotondo).

pallonesgonfioMa le promesse tardano ad essere mantenute, con un intero girone d’andata trascorso senza stipendi e senza rimborsi ed una squadra (costruita in emergenza) partita a mille che si è fermata quando  è finita la benzina. Intanto vengono ritirate tutte le squadre del settore giovanile (Juniores a parte) e nessuno in città segue questa squadra senza origini e senza futuro; il tifo di Monterotondo, in parte, si concentra sul Monterotondo Scalo iscritto nel girone B della Promozione Lazio, prontamente ribattezzato Città di Monterotondo per sottolineare il legame con la comunità. Pur non essendo la Polisportiva, fu protagonista di una fusione con essa nel 1997 ed è la principale indiziata per recuperare nomi e colori nei prossimi anni. Restano un ricordo gli anni ‘90 in Serie D, con la collaborazione economica dell’Acqua Fabia e personaggi in panchina come Bruno Giordano e Giancarlo Morrone, come anche gli 11 campionati consecutivi in quinta serie con l’obiettivo playoff raggiunto in 4 occasioni ed una Lega Pro sfumata per un gol al 90′ del Tolentino. Come sempre sono i tifosi a pagare questi stucchevoli teatrini: oggi i supporters giallo-blu vedono violentato il nome della loro città e hanno subito una retrocessione-rapina che li ha portati dalle porte della Lega Pro al campionato di Promozione.

Qualche chilometro più a sud, gli incontri delle ultime ore sembrano aver riportato il sereno: il nuovo corso per la “Lupa Pomezia” (alla luce di quanto detto ci sembra il nome più appropriato) inizierà con l’anno 2012, ma a patto che i giocatori rinuncino al 40% dell’ingaggio. In 6 dicono di no e fanno le valigie: il portiere titolare scuola Juventus Claudio Scarzanella (’87), la punta di diamante (dopo la partenza di Pippi) Francesco Costantini (’89), il figlio d’arte Marco Cuoghi (’87), il difensore ex Olbia Mauro Giraldi (’82) e gli under  Zaratti e Marziale. Resta un manipolo di ragazzi e qualche over di buona volontà; già nelle ultime partite Pochesci era stato costretto ad inserire 6 under, la certezza è che anche col Salerno la media sarà ampiamente rispettata.

 

4 Responses to “Il nome non dice nulla: gli ultimi mesi del Monterotondo Lupa”

  1. mi dispiace per il monterotondo e per i suoi sostenitori…. Non meritano questo schifo!!!! Solidarietà per voi ma 3 punti per noi!!!

  2. SOLIDALE ANCHE IO CON I TIFOSI DI MONTEROTONDO, CHE PALLONE ALLO SBANDO.

  3. Come era inutile dimostrare dirigenti e presidenti non all’altezza sono sempre più diffusi nel calcio. La mia più grande convinzione è che il pesce puzzi dalla testa, con Federazione e Leghe incapaci di trovare strategie vincenti per superari la crisi generale finanziaria, morale, tecnica e soprattutto organizzativa.

  4. IN POCHE PAROLE STANN NGUAIAT……peggio di noi lo scorso anno….mamma mia..