L’unica rivale del Salerno calcio è il… Salerno
Diciassette partite disputate, dieci vittorie e sette pareggi, ventinove reti messe a segno, soltanto tredici quelle subite e ancora, tesserati da far invidia a squadre di serie B, un presidente con grandi risorse economiche e, cosa di maggiore importanza, un progetto serio e lungimirante.
Requisiti degni di una città come Salerno, requisiti che, tuttavia, ancora non soddisfano a pieno l’esigente tifoseria salernitana. Manca il cavalluccio ma, soprattutto, la storica denominazione, quel nome Salernitana che per anni si è fatto valere nel calcio che conta, in quelle categorie superiori a cui la presidenza sembra concretamente aspirare. Negli ultimi anni parole, tante parole. Parole e situazioni che ci hanno fatto gioire (J. Cala ne è la prova tangibile), parole ben auguranti ma pur sempre solo e soltanto parole. Verba volant, facta manent. Alla lunga le parole cadono, quelli che rimangono sono i fatti. Un motto questo decantato anche dal sindaco De Luca che, nel periodo antecedente alla non iscrizione, quando la vecchia proprietà era assalita dai numerosi sciacalli in cerca di pubblicità, si lasciò andare a dichiarazioni del tipo “Meglio partire dalla D con una società seria” ed ancora “meglio fare un sacrificio oggi e ripartire puliti, pronti ad investire tutti i soldi per la squadra, anziché bruciare milioni di euro per pagare i debiti ed essere costretti a ricominciare il calvario”. Parole, quelle espresse a mezzo dell’emittente Lira Tv, che fecero storcere il naso all’ intera città, così innamorata della propria squadra, da non vedere il lato positivo della questione. Come un figlio, vicino ad un genitore gravemente malato, così i salernitani pregavano affinchè la propria squadra potesse salvarsi, senza però considerare che, pur qualora avesse passato la notte senza complicazioni, il tempo a disposizione sarebbe stato breve ed i giorni che l’avrebbero separata dalla fine dolorosi.
Scelta difficile perciò. Meglio staccare la spina ed evitare il dolore o continuare a farla soffrire? Beh, innanzi a questa scelta quanti avrebbero optato per la seconda ipotesi? Molti, forse tutti. Questo perchè la Salernitana per i salernitani rappresenta qualcosa in più di una semplice squadra di calcio, un qualcosa di fondamentale, di indelebile. Ovviamente il riferimento è per i veri tifosi, per coloro che continuano a recarsi allo stadio e per chi diserta nell’attesa di un ritorno alle origini. Non per chi, nel momento di difficoltà preferisce rinnegare il tutto e seguire un’altra squadra, ancor più grave se quella squadra che si sceglie di seguire è quella a cui per anni ha augurato il male. Ma ormai questa è storia passata. Dalla storia si impara molto ma guai a non pensare al presente.
Il presente tuttavia dice due cose. La prima è che si è a metà di un cammino che potrebbe, con la riforma della Lega Pro, rendere la squadra cittadina protagonista di un doppio salto. Attenzione però a non dare tutto per scontato perchè se è vero che il Salerno in questo campionato non ha rivali, il rivale potrebbe essere rappresentato dal Salerno stesso. Umiltà e cattiveria agonistica, ed il passaggio in Lega Pro sarà soltanto una formalità.
La seconda cosa riguarda proprio il primo cittadino. La faziosità è qualcosa che non ci appartiene, sarebbe da ipocriti perciò non riconoscergli il merito di aver portato a Salerno due imprenditori di caratura nazionale. Dopo tutto, è anche merito suo se finalmente Salerno può sognare in grande.
da Salernomania.it













