Vincenzo Barbato: il delicato ruolo del portiere

barbato1Il portiere di calcio è un uomo solo a guardia di tre pali contro se stesso e tutti gli altri. Ma è anche un atleta completo, perché grazie alle nuove regole di gioco, l’estremo difensore è diventato un calciatore con caratteristiche simili a quelle dei suoi compagni di squadra, con la sola classica differenza che può utilizzare le mani nella sua area di rigore per toccare il pallone. Negli ultimi anni i concetti di tecnica abbinata e situazionale sono cambiati. Abbiamo chiesto a Vincenzo Barbato, un esperto del settore, di spiegarci a 360 gradi tutti i segreti di quello che è il ruolo più delicato di una squadra di calcio. Barbato, una vita tra i pali dalle categorie dilettantistiche a quelle professionistiche, è ora il preparatore dei portieri della Turris, squadra militante nel girone H di Serie D, immediatamente a ridosso della zona play-off.

Da quanti anni si occupa della preparazione dei portieri e dove ha lavorato finora? “Sono cinque anni - risponde Barbato - che mi occupo di quest’attività. Preparare un portiere, un ruolo che deve rasentare la perfezione, per noi diventa la sfida agonistica quotidiana. Ho iniziato in serie D con mister Salvatore Nastri a Sant’Antonio Abate, dove ho lavorato tre anni con tre allenatori diversi. Nastri è il tecnico che devo maggiormente ringraziare per avermi offerto quest’opportunità. Poi c’è stato Vittorio Belotti, attualmente direttore tecnico dell’Ebolitana in Seconda Divisione e il terzo anno ho lavorato con Mario Di Nola, ora tecnico del Noto del girone I di Serie D. L’anno scorso ho allenato i portieri della Turris, dove mi ha fortemente voluto mister Di Nola. L’esperienza a Torre del Greco è durata pochi mesi, in quanto all’esonero del tecnico, ho preferito seguirlo rassegnando le dimissioni. A gennaio sono stato ad Angri, nel girone H della stessa categoria, dove è stata raggiunta una miracolosa salvezza. Adesso sono tornato alla Turris, compagine attualmente allenata da Stefano Liquidato. Con il presidente Rosario Gaglione c’è una reciproca stima, che risale già all’anno scorso e che spero di rinnovare quest’anno con l’ entusiasmo e il lavoro quotidiano. Alleno i portieri perché il mio è un sentimento viscerale e non maniacale. Lo affermo con convinzione, in quanto non va dimenticato che il calcio è pur sempre un gioco, anche se, per quanto mi riguarda, essendo il mio lavoro, ci metto tanto impegno. Una professione che mi piace e che spero di fare il più a lungo possibile”.

Ci può dettagliare un po’ sul ruolo del portiere, così come inteso ai giorni d’oggi? “Il confronto in questi anni con colleghi, nei vari stage ai quali ho partecipato - continua il tecnico - mi ha portato a pensare che tutto ciò che sia situazionale è parte fondamentale del ruolo. Infatti, abbinata a una condizione atletica che si raggiunge con potenziamento e fiato, ci si concentra sulla tecnica, presa, gioco con i piedi ecc., associata a varie traiettorie assunte dal pallone nelle partite. Tra le cose fondamentali che insegno ai miei portieri, personalità ed atteggiamento, requisiti essenziali se si decide di giocare in quel ruolo. Poi consiglio di curare sempre la presa e la postura del corpo, che permettono all’estremo difensore di fare grandi prestazioni. Ad esempio, rapportandoci ad alti livelli, è stimolante vedere Čech, numero uno del Chelsea, attaccare il pallone in maniera veloce ed efficace anche dopo un infortunio così grave come il suo (scontro con un avversario nel 2006, che gli procurò una frattura al cranio, n.d.r.) o Casillas, portiere del Real Madrid, crescere negli ultimi anni come struttura fisica senza perdere in agilità. Parlo di due esempi stranieri, perché, purtroppo, in Italia bisogna prendere atto che non c’è stato quel ricambio generazionale nel ruolo”.

Si può rimediare? “Penso di si - conclude Barbato - attraverso però, un ritorno al passato, che ci consenta in un prossimo futuro  di avere portieri nostrani di qualità. Ma per fare questo è necessario trasmettere quella passione e quelle nozioni che permettono ai ragazzi di capire l’essenza del proprio ruolo. Per far migliorare le loro prestazioni, si deve anche pretendere la massima disponibilità che passa attraverso un giusto dialogo tra preparatore e portiere”.

6 Responses to “Vincenzo Barbato: il delicato ruolo del portiere”

  1. X il direttore: chiedo anticipatamente scusa per la divagazione rispetto all’argomento. Direttore, sarebbe così cortese da togliermi un dubbio? Mi corregga se sbaglio, ma un calciatore che, in diffida, disputa una partita in cui viene espulso per somma di ammonizioni, non sconta la squalifica derivante dall’espulsione, mantenendo, però, la diffida?

  2. Cara Katia, dipende da quante ammonizioni ha raccolto. La prima squalifica scatta dopo 4 ammonizioni (alla 3^ c’è la diffida). Ora mantenendo quest’esempio: se un calciatore ha 3 ammonizioni e nella gara successiva viene espulso per doppia ammonizione scatta la squalifica (4 ammonizioni) e resta un’ammonizione per il prossimo conteggio. Spero di essere stato chiaro.

  3. rettifica dovuta. quando l’angri ha conquistato la “miracolosa salvezza” questo signore aveva già smontato le baracche, il preparatore dei portieri dell’angri era enzo caravano. Barbato ha avuto una brevissima parentesi con i grigiorossi…solo x la precisione!

  4. mamma mia che foto…..:)

  5. X il direttore: chiarissimo, grazie. Non so perchè, ma ero convinta che un calciatore che avesse già collezionato 3 ammonizioni (quindi in diffida), qualora fosse stato espulso per somma di ammonizioni, scontasse la squalifica derivante dall’espulsione, mantenendo, però, la diffida.

  6. e il mio allenatore dei portieri e vi posso garantire ke e molto ingamba