Vita dura contro le difese basse

0-3721Settimo pareggio stagionale per il Salerno Calcio, terzo casalingo e terzo a reti bianche. Ma non è questo il dato su cui vale la pena soffermarsi, quanto il fatto che gli uomini di Perrone impattano sempre con le squadre che operano il medesimo tipo di gioco, mostrando a sua volta, di non saper risolvere la partita cambiando il tema tattico rispetto al copione classico. Il Salerno ha mancato i tre punti (soprattutto all’Arechi) contro le compagini chiuse e accorte, disponibili al sacrificio e con una condizione atletica tale da operare pressing fino allo sfinimento. Tenere la difesa molto bassa toglie al Salerno l’alternativa più utilizzata per andare in rete, il lancio lungo. E’ successo col Budoni, schierato per intero dietro la linea della palla, quando il Salerno non è stato in grado di sfondare nè centralmente nè sulle fasce. E’ successo con l’Astrea, gara molto simile a quella di ieri, contro una squadra accorta ed arcigna, che, rubata la palla in pressing, ripartiva rapidamente di più e meglio del Budoni e ricordiamo tutti quante occasioni i baschi blu furono in grado di creare. E’ successo ieri, con i capitolini, che non hanno avuto grandi palle gol perchè intanto Perrone ha registrato il centrocampo con un uomo in più rispetto al 4-2-3-1 di ottobre che esponeva la difesa a tantissimi pericoli.

Il Fidene ha evitato di prestare il fianco alle micidiali ripartenze del Salerno  permettendo alla difesa di godere quasi sempre del raddoppio di un Rubino inesauribile e stando sempre molto attenti a non salire troppo con la linea arretrata; in una delle poche volte che questa è avanzata, lo ha fatto male e Caputo ha permesso a Polani di eludere il fuorigioco e presentarsi davanti al portiere, con scarsi risultati. Senza l’opzione lancio lungo il Salerno sembra privo di idee, la trama di passaggi è scontata e ripetitiva e l’azione viene quasi sempre rimbalzata davanti l’area avversaria come su un muro di gomma, anzi il pericolo è opposto, perchè tocca a Giubilato e compagni non esporsi troppo onde evitare il contropiede ospite. Questa situazione è ben presente negli occhi del mister, che ci tiene molto alla linea arretrata e rimprovera anche i centrocampisti quando la lasciano priva di protezione.

Dicevamo di un copione sempre identico, che se neutralizzato crea problemi nella condotta della partita; non è una questione di condizione atletica o di manto erboso, ma di schemi. Col Fidene si sono viste un paio di sovrapposizione di Chirieletti, una rarità in questa stagione, immediatamente mortificate dalle serpentine di Caputo che, se in giornata no, causano la dispersione di potenziali palle gol. L’azione centrale del numero 10 è diventata frequente e prevedibile e limita il ricorso alle fasce dove pure il Salerno può contare su uomini rapidi come Chirieletti, Lanni, Giacinti. I dribbling ieri non sono riusciti con l’abituale frequenza all’ex Juve Stabia e l’attacco ne ha risentito molto. Eppure dopo aver affrontato praticamente tutte le squadre del girone escluso il Monterotondo, un’idea della tendenza dovremmo essercela fatta: gli esterni di centrocampo innescano la maggior parte dei gol e riforniscono le punte di cross a ripetizione in quasi tutte le squadre, ma non nella nostra.

Il Salerno non si troverà sempre davanti squadre ultra-offensive al limite dell’autolesionismo come AnzioLavinio, Pomigliano e Civitavecchia che o per coerenza ad un’idea di gioco, o per paura di essere additate come “catenacciare” hanno regalato praterie in contropiede alle bocche di fuoco del Salerno.

Per carità vogliamo prendere per buone tutte le scusanti del caso, dal triplo turno in 7 giorni, alle assenze di Mounard e Biancolino su un terreno di gioco pesante e insidioso. Ma dopo 3 mesi di campionato il Salerno Calcio non ha fatto ancora vedere nulla di diverso dall’unico modo di giocare che conosce, il cui esito dipende sempre più spesso dai demeriti degli avversari piuttosto che dai meriti nostri.

Sulla stanchezza del triplo turno, vale la pena fare un’ultima considerazione dato che si è avuta un’importante controprova: o il tecnico si fida troppo dei titolari o troppo poco delle riserve, per cui non si è visto un filo di turn-over anche se gli elementi della panchina (Zero a parte) hanno tutti collezionato almeno una presenza dal primo minuto ad inizio stagione. Può tenere il discorso su Carletti che non ha ancora avuto l’impatto con l’Arechi, ma gli altri? Sono tutti in lista di sbarco? Al mercato l’ardua sentenza.

3 Responses to “Vita dura contro le difese basse”

  1. scusate un’attimo,e da un po che sento parlare di 3 partite in 7 giorni.
    anche il fidene ha giocato 3 partite in 7 giorni

  2. Si ma noi siamo signori ci dobbiamo riposare…!!!!ahahahaha

  3. Sig. Adinolfi, mi permetta una precisazione: Perrone non rimprovera i centrocampisti quando lasciano la linea arretrata priva di protezione, semplicemente rimprovera quasi puntualmente solo gli esterni di centrocampo. Anche a me piace quando Chirieletti prende l’iniziativa sulla fascia, presumibimente è uno di quelli in squadra che ha maggiori capacità di crossare; spero che non vengano ostacolate anche le sue iniziative, dopotutto Avagliano docet!