La maledizione infortuni del Salerno Calcio

b-136Senza dubbio una delle componenti che sta condizionando questa stagione del Salerno Calcio è quella degli infortuni. Numerosi, duraturi e soprattutto di natura muscolare (i peggiori) che si sono susseguiti nelle gambe degli uomini di Perrone affollando un’infermeria che in pochissime occasioni si è potuta svuotare e ha costretto il mister a rinunce importanti nei momenti decisivi della stagione.

Gli stop più duraturi hanno di fatto tagliato fuori alcuni elementi che pubblico e stampa non hanno potuto nemmeno conoscere; sfortunate coincidenze che si sono inevitabilmente ripercosse sullo staff societario a cui qualche mugugno ingeneroso è stato mosso. L’infortunio è catalogabile tra gli eventi imprevedibili di una stagione, autentiche maledizioni capaci di svalutare un acquisto e di indebolire rose soprattutto quando si presentano in maniera seriale come sta succedendo quest’anno.

Senza le lunghe indisponibilità di Pacini, Licciardi, Proia, Gustavo, i meriti di chi li ha portati a Salerno forse sarebbero maggiormente apprezzati dal pubblico, all’interno di un progetto tecnico che paga eccessivamente  le superfici di allenamento in sintetico rei di sollecitare le fasce muscolari in misura maggiore. E nessuno potrà mai risolvere l’equazione minori assenza uguale maggiori punti in classifica.

Il primo a conoscere l’infermeria blugranata è stato Caputo, che dopo il saluto in Coppa Italia ha saltato le prime 3 giornate tornando in campo dal primo minuto solo con l’Arzachena. La prima giornata col Palestrina è stata invece l’unica apparizione di Licciardi che, afflitto dalla pubalgia ha svolto un girone di lavoro atletico differenziato prima di rescindere e accasarsi al Nuovo Campobasso. Seconda giornata fatale invece a Nicodemo, che resta in campo 90 minuti ma avverte un problema al ginocchio e salta 8 partite prima di tornare in campo con Budoni, Boville e Pomigliano e fermarsi di nuovo, questa volta irrimediabilmente. I problemi sembravano risolti a Guidonia quando figurava in distinta, ma nel riscaldamento pre-partita il forfait definitivo.

Altro giro altra corsa, capitan Giubilato gioca diverse partite con l’ultimo dito del piede fratturato ed un dolore che non lo abbandona nemmeno la notte; ma nonostante ciò scende in campo e lotta come un leone. Dopo la sesta giornata si ferma Pacini che torna disponibile dopo 5 turni, affronta Budoni e Boville ma si ferma di nuovo per 2 giornate. Al suo rientro con l’AnzioLavinio una generosa scivolata a centrocampo per recuperare un pallone lo costringe ad uscire dal campo. Al terzo infortunio in pochi mesi arriva la rescissione con il Salerno che si priva di un Nazionale Under 20 anche a causa di una fragilità che non sembra voler abbandonare il giocatore.

Alla settima giornata va ko Daniele Proia, proprio quando iniziava a diventare elemento fondamentale per il centrocampo di Perrone. Lo stop in origine sembra meno grave dei tre mesi che effettivamente servono al romano per tornare tra i disponibili, anche se il rientro dal primo minuto non è ancora avvenuto. E’ grave anche l’infortunio che Gustavinho soffre nella partitella di allenamento prima del Budoni; per lui 9 giornate da saltare ed un’esplosione posticipata di diversi mesi. Sarebbe tornato utile uno come lui ben prima di Selargius.

Sfortunatissimo anche Carletti, acquistato integro e subito fuori causa, al punto che a due mesi dall’acquisto non ha visto ancora il debutto, nemmeno da subentrato. Come dimenticare poi gli infortuni di gioco a Biancolino contro il Fidene e Chiavaro con l’AnzioLavinio che hanno tolto dai giochi per un mese (per fortuna c’era la sosta) due elementi importantissimi della squadra. In ultimo inseriamo le noie muscolari ad intermittenza di Mounard che ne hanno condizionato la preparazione settimanale più che la presenza in campo; anche se in alcuni frangenti sembra evidente che qualche fastidio ne condizioni le prestazioni.

Sui motivi di un’infermeria sempre da tutto esaurito si potrebbe discutere all’infinito e fare paragoni più o meno felici. Alla Juve per esempio erano andati sotto accusa i campi di allenamento di Pinzolo, ma da una stagione all’altra gli infortuni si sono dimezzati smentendo questa tesi. Al Salerno resta il dato inequivocabile riassumibile in una dozzina di indisponibilità a medio-lungo termine che hanno irrimediabilmente depotenziato una rosa allestita per non andare mai in emergenza, grazie anche alla adattabilità in più ruoli di numerosi giocatori.

Negli ultimi giorni però, il problema emerso al tendine d’Achille di Nicodemo, potrebbe aver spinto la dirigenza a ritornare sul mercato per sostituire gli indisponibili e sollevare il mister da scelte obbligate, permettendogli di schierare ogni elemento nel ruolo in cui può dare di più.

3 Responses to “La maledizione infortuni del Salerno Calcio”

  1. Helenio Herrera 40 anni fa diceva: un infortunio è dovuto a sfortuna; due infortuni solo oriignati da molta sfortuna, ma tre infortuni sono il frutto di una preparazione atletica sbagliata! Unica scusante è che certamente molti degli over sono “molto” over, e quindi certamente non integri e già segnati da una storia ricca di infortuni che certamente possono avere ricadute. Ma questo si sapeva, come si sapeva della irascibilità di De Cesare; quindi non si può ignorare anche una sottovalutazione della direzione tecnica sulla possibilità che tale inconvenienti insorgessero.

  2. Frutto di mancanza di preparazione estiva..sollecitazioni muscolari intense per intensificare la stessa .semplice ed evidente.

  3. ZIO ANDRE’ SEI UN TUTTOLOGO SI GRUOSSSSSSS