Come al solito ricco di spunti l’intervento di Claudio Lotito, ospite questa mattina di BlogO, trasmissione web curata da Antonello Piroso, ex direttore del Tg di La 7. L’intervista è iniziata con 75 minuti di ritardo rispetto all’orario previsto, Lotito esordisce così: “A Roma per arrivare in orario ci vuole l’elicottero, c’è una serie di fattori che rendono impossibile la puntualità.” Sul rapporto con De Laurentiis: “Mi attribuisco tutte le responsabilità; so che i miei comportamenti possono risultare non graditi. Perchè cerco di affermare i miei convincimenti che non sempre vanno d’accordo con i convincimenti degli altri. Diatriba solo sul piano verbale? Certo, sono un fautore della democrazia. Nessuna frizione, abbiamo un rapporto cordiale sul profilo personale, solo che lui ha un carattere forte, determinato simile al mio. Dal punto di vista comportamentale il discorso è diverso: quando ho una posizione, cerco di rendere coerenti i comportamenti al pensiero”.
Sulla Lazio: “Ho preso una squadra al funerale, l’ho portata al coma irreversibile, ora spero di portarla al coma reversibile: la Lazio fatturava 84 milioni e perdeva 87 milioni, oltre ad avere un debito pregresso di 550 milione di euro, cioè 1070 miliardi di lire. Adesso è una squadra con i conti in regola e che se la gioca con tutte. E’ la prima ad avere una radio ufficiale e può raggiungere grandi obiettivi.”
Lotito si coccola il suo Petkovic e conferma la bontà di una scelta, malignando su quella dell’ex granata Zeman, fatta dai cugini: “Non esprimo giudizi su coloro che ricoprono ruoli in altre società. Se Zeman era disponibile sul mercato, ed ho optato per Petkovic, vuol dire che lo consideravo maggiormente funzionale al progetto.” Poi ricorda con orgoglio la celebre frase di Mourinho “zeru tituli”: Noi gli strappammo la Supercoppa Italiana, quindi se si poteva dire zeru titoli a Milan, Inter e Juventus, la Lazio aveva uno titulo…”
Sulla sua frase “il pallone è per tutti, il calcio è per pochi ed io sono pochi…”: “Come per dire tutti parlano di pallone, ma avere cognizione della materia è una cosa diversa. Sono tutti ct, allenatori della Nazionale, ma poi ti devi confrontare con la realtà e con le difficoltà delle situazioni vere.”
Sullo stadio di proprietà: “Lanciai un grido di allarme, dicendo che il calcio stava morendo ed andava salvato attraverso due componenti, una di costi, il “salary cap” e una di ricavi con gli stadi polifunzionali di proprietà. Sicuramente voi ricorderete che io venivo da una gestione precedente in cui il mister percepiva 4 milioni e mezzo e gli dissi che poteva guadagnare al massimo cinquanta mila euro.Io sono uno di quelli che quando si mette in testa qualcosa cerca di portarla avanti, ma il sindaco di Roma mi ha detto che non c’erano le condizioni per lo stadio della Lazio sia perchè a Roma c’erano già due impianti, che per la collazioni urbanistica (Roma nord).”
Racconta un retroscena dopo l’aggressione del tifoso del Tottenham: “Abbiamo mostrato tutta la nostra solidarietà, tutto il nostro affetto a un ragazzo che era venuto solo per presenziare ad una partita di calcio. Ci siamo fatto carico di tutte le spese alberghiere della famiglia che era giunta in Italia e che non era in grado di rimanere nella capitale per tutta la durata del ricovero. Ma non per porre rimedio ad un’azione commessa dai nostri tifosi, ma per testimoniare la totale estraneità dei nostri tifosi all’episodio.”
Poi sgombra le voci da una sua fede romanista: “Sono sempre stato tifoso della Lazio dall’età di sei anni, è stata la mia prima ed unica squadra”.
Si arriva alla Salernitana, di cui è co-proprietario insieme al cognato Marco Mezzaroma: “Siamo appena arrivati al primo posto in classifica di Seconda Divisione. Sono contentissimo di come sta andando la squadra. I tifosi? Si stanno comportando bene, solo che gradirei che fossero più presenti allo stadio anche perchè noi abbiamo fatto grandi investimenti. Io ho acquistato questa società per creare sinergie con la Lazio, infatti militano 11 giocatori biancocelesti nella Salernitana.”
Piroso è dubbioso: “Cioè nella Salernitana militano 11 giocatori della Lazio?“
Lotito: “No, ma non sono tutti contemporaneamente in campo. Però grazie a questa società riesco a valorizzare i giovani della Lazio. Gli obiettivi? Quello di portare la Salernitana nel calcio che conta…”
Il giornalista incalza: “Se passate quest’anno andate in Prima Divisione, e poi, dopo la Prima Divisione?”
“Pensiamo a vincere quest’anno – replica Lotito - io sono abituato a parlare con i fatti”.
Ma parte l’appello in diretta con il giornalista che esclama: “Invitiamo i salernitani ad andare numerosi allo stadio…” E Lotito: “Sì perchè noi stiamo facendo degli investimenti e chiediamo una risposta più importante, loro sono il 12° uomo in campo e danno forza alla società ed alla squadra. Vedere diecimila persone allo stadio ti dà maggiore potere contrattuale. Finora hanno disertato lo stadio, nonostante noi abbiamo restituito la Storia dopo pochi mesi. C’erano problemi che non ci permettevano di chiamarci Salernitana e siamo stati per un anno Salerno Calcio.”
Pensiero finale : “E’ stata una bella sfida, costituire una società ex novo, da zero. Abbiamo dovuto inventare tutto, dalla A alla Z. In questo quadro abbiamo vinto il campionato di Serie D e siamo in testa di quello corrente; abbiamo dimostrato di avere una minima competenza di calcio, perchè – come dicevo – c’è una differenza tra calcio e pallone. Per noi è stata una bella soddisfazione“.
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Alla luce delle ultime dichiarazioni rilasciate dal patron Lotito a reti unificate (LiraTv e Telecolore in rapida successione), sembra ormai imminente il cambio della guardia sulla panchina granata. Che sia ben chiaro, non c’è stato l’esonero in diretta tv, ma la società ha preso notevolmente le distanze dalla guida tecnica. Alcune frasi non lasciano spazio a dubbi: “Ho sbagliato ad accettare alcune esperienze locali” e “Nemo propheta in patria” su tutte. Rimandare ogni decisione a venerdì tuttavia, può avere un duplice scopo: sondare il terreno per trovare sostituti all’altezza (ricordiamo che la società impiegò oltre un mese per scegliere Galderisi) e attendere le eventuali dimissioni del tecnico salernitano, che dovrà sopportare 4 giorni di allenamento con pressioni elevate e con la sensazione di un imminente “benservito” che resta tra i temi caldi della conferenza di venerdì 21 settembre. Rispetto dei ruoli, è quanto ha chiesto il patron, senza risparmiare nemmeno la tifoseria e precisando il ruolo di comando della dirigenza.
Mentre nel ritiro di Nocera Umbra continua il periodo di prova di diversi elementi nati dopo il 1991 in vista della prossima stagione, la Salernitana continua a sfoltire l’organico del settore giovanile dello scorso anno. Sono stati infatti comunicati alla FIGC altri due svincoli tra i classe ’93 (a norma dell’art. 33 delle Norme Organizzative Interne della F.I.G.C), si tratta di Adriano Barbarisi e di Piero Gaetani. Per il primo, ci sono all’attivo anche 203 minuti in Prima Squadra nella scorsa stagione, con 3 presenze dal primo minuto ed una da subentrato con Carlo Perrone in panchina. Per il secondo solo un ruolo da titolare nella Juniores. Barbarisi ha inoltre partecipato alla Rappresentativa del girone G capitanata da Proia all’ultimo Trofeo “Filippo Jacinto” in Versilia, in cui ha anche realizzato un gol. I due si uniscono ad altri 14 svincolati dalle Società per rinuncia, a norma dell’art. 107 delle Norme Organizzative Interne della F.I.G.C.: il portiere Viscito, i difensori Cerrato, Giordano, Galiero, Ruocco, Pappalardo, Russo, Picariello, i centrocampisti De Fazio, Fierro, De Michele, Di Giuseppe, gli attaccanti Mannina, Dell’Arciprete A proposito di Juniores, Antonio Maiuri (’94) è passato alla Gelbison Vallo della Lucania.
Carissimi, mai avrei voluto scrivere queste righe, purtroppo per motivi a voi tutti noti sono “costretto” a farlo! Ho lasciato l’incarico di Direttore Generale della Salernitana con grande tristezza, l’addio è sempre un momento difficile ma carico di emozioni… quelle che ho intensamente vissuto alla direzione di una società ricca di tradizioni calcistiche come la vostra.
I primi acquisti e le prime conferme, per un nuovo campionato di vertice tra i professionisti, sono stati contattati dalla dirigenza della Salernitana e hanno messo nero su bianco il loro accordo; altri ex del Salerno Calcio aspettano un cenno dalla società, molto indaffarata in questi giorni, per salire a bordo dell’autobus che a breve partirà per il ritiro di Nocera Umbra. Uno dei protagonisti della passata stagione è Simone Calori che insieme a tutti gli altri ha contribuito a riportare la Salerno calcistica nei professionisti: 31 presenze su 34 giornate, 30 da titolare, 2646 minuti di campionato. Il difensore pisano ha conquistato la stima del pubblico granata a poco a poco, ma al momento il suo telefono non è squillato: “Purtroppo ancora non ho ricevuto nessuna chiamata. Le cose nel calcio ora come ora sono un pò complicate ovunque quindi uno cerca di adattarsi come meglio può. Senza chiarezza sui campionati adesso è difficile e per tutte le squadre. E’ normale che ci siano state aspettative diverse per come poi si è concluso il campionato, però so che il mondo del calcio in questo momento va così quindi un giocatore che vuole farsi trovare pronto a certe situazioni si deve adattare, ecco perché non voglio fare polemiche ma ha preferito iniziare ad allenarmi. Quindi ora non resta che aspettare e vedere quello che viene fuori dai prossimi giorni.”
Simone Calori ha militato in tutti i campionati, dalla B alla Seconda Divisione, la scelta di Salerno e scendere di categoria nasce dall’enorme fiducia nel progetto di Lotito e Mezzaroma: “Si io sono venuto perché ho creduto in quello che è stato fatto e in quello che verrà fatto, un campionato di serie D non è per niente semplice. La scelta di scendere in Serie D la fai perché poi speri di rimanere, anche perchè è vero che hai vinto un campionato difficile ma avendo sempre militato in categorie superiori, scendendo abbassi un po’ il tuo valore di mercato. Io non ho sperato nella Salernitana io c’ho creduto fin dall’inizio ecco perché sono venuto.”
E’stato, nel bene o nel male, uno dei protagonisti assoluti del campionato di serie D del Salerno Calcio, un elemento molto giovane che ha guadagnato la fiducia di staff tecnico e dirigenza allenamento dopo allenamento e che, fatta eccezione per l’ultima parte di stagione, ha sempre meritato la sufficienza garantendo alla sua squadra punti pesanti con interventi spesso decisivi. Stiamo parlando, ovviamente, dell’ex portierino blaugrana Gianraffaele Sestito, uno dei tanti elementi non riconfermati dalla società che, come detto, ha dato un valido contributo alla causa del Salerno collezionando, in tutto, 27 presenze in un’annata che l’ha consacrato come un giovane di prospettiva davvero interessante, non a caso messo sotto contratto dall’ambiziosa Pistoiese che punterà senza mezzi termini al ritorno tra i professionisti. Sebbene il finale di stagione, con gli errori grossolani contro Pomigliano, Budoni ed Anziolavinio, gli sia costato una sonora contestazione da parte della tifoseria (sfociata in una serie di deprecabili offese sulla sua bacheca di facebook che lo costrinsero a cancellare il profilo)e l’accantonamento tra i pali con il collega Iannarilli, il numero uno toscano ricorda volentieri la sua esperienza salernitana e si dice soddisfatto sia per il suo rendimento, sia per il buon rapporto instaurato con gli ex compagni di squadra e con il tecnico Perrone:” E’stata un’avventura bellissima” ha dichiarato ai nostri microfoni “ognuno di noi sapeva bene che giocare a Salerno ha un fascino particolare e non avevamo alternativa alla vittoria, le pressioni della piazza e le ambizioni della società ci davano la carica giusta per affrontare le difficoltà quotidiane e superarle tutti quanti assieme, la festa finale con il Monterotondo è stato il giusto premio per tutti i sacrifici che abbiamo fatto da agosto in poi. Personalmente sono molto felice di come sia andata, 27 presenze da titolare a Salerno non sono certamente poche e, fatta eccezione per un finale tribolato, ho dato il mio contributo con parate importanti in partite difficili, non a caso sono terzo nella classifica dei calciatori più presenti. Ringrazio il mister per tutto quello che mi ha dato soprattutto dal punto di vista umano, la dirigenza e la tifoseria, auguro loro le migliori fortune”.
Sul suo rapporto con i compagni di squadra e lo staff tecnico, Sestito si è espresso così:”Eravamo un gruppo molto unito, ho legato molto con tutti i miei compagni e remavamo tutti nella stessa direzione, è stato bello condividere un’esperienza vincente che ha riportato in alto la Salernitana. Anche con i dirigenti c’era un ottimo rapporto, mi dispiace che Perrone sia stato massacrato per tutto il campionato quando poi, in realtà, gestire il gruppo, assorbire le critiche in silenzio e senza fare polemica e trasmetterci una mentalità vincente non è certo cosa di poco conto, ha lavorato benissimo e qualcuno non gli è stato riconoscente. Se devo essere onesto non mi aspettavo che Pagni,Perrone e Susini non venissero riconfermati, soprattutto il direttore ero convinto che restasse a Salerno, ma è la società a dover prendere le sue decisioni e non sta a me giudicare il loro operato“. In gergo si dice che i più esperti debbano fungere da esempio per i più giovani: inevitabile, dunque, chiedere a Sestito un parere sul comportamento provocatorio, poco professionale e censurabile del collega Biancolino che, nel corso della conferenza stampa di presentazione ad Avellino, ha offeso Salerno, la Salernitana ed i salernitani con cori e frasi che meriterebbero una dura presa di posizione da parte del sodalizio irpino. “Raffaele va ricordato soprattutto per i 22 gol che ha fatto” prova Sestito, da buon portiere, a difendere il compagno ” se la Salernitana è tornata tra i professionisti lo deve soprattutto al suo attaccante, ha avuto una media realizzativa impressionante. Non so nel dettaglio cosa sia successo, ma so che la società non si è comportata benissimo con lui, durante la conferenza di ieri sarà prevalso l’istinto ed ha detto quello che ha detto, poteva evitarlo, ma è un uomo e come tale può commettere degli errori. Personalmente lo reputo un grande professionista ed una persona molto seria, comprendo allo stesso tempo la rabbia ed il dispiacere dei tifosi, ma qualcuno non lo sopportava neanche durante la sua permanenza a Salerno“.
Era il 26 luglio di un anno fa quando, con una denominazione diversa da Salernitana, venne annunciato alla città che Lotito e Mezzaroma erano i nuovi proprietari della squadra di calcio cittadina, il Salerno Calcio. Da un lato l’entusiasmo di una parte di tifoseria che vedeva in questi due importanti imprenditori gli unici in grado di far rinascere la Salernitana, dall’altro alcuni tifosi che, senza Salernitana in campo, non sarebbero mai andati allo stadio, acuendo così le spaccature in una tifoseria già divisa. Appena arrivati i proprietari promisero che, appena possibile, avrebbero restituito alla città quanto tolto, non certo per colpa loro; frasi ripetute più volte durante l’anno che, però, non hanno contribuito a riempire l’Arechi.